
Il personaggio del MeseSERGEY VADIMOVICH GORLUKOVICHPremessa: i caratteri utilizzati non corrispondono alla reale traslitterazione dal russo, ma al momento abbiamo dei problemi tecnici. Potete scaricare il file word con i caratteri corretti qui.
Sergey Gorlukovich nacque a Mogilev (Bielorussia-URSS) il 18 Novembre 1961.
Fu uno dei più longevi calciatori della storia del calcio sovietico, eppure, all'inizio della sua lunghissima carriera, nessuno avrebbe certo potuto prevedere una tale longevità e tanti successi. Furono già i genitori a cercare di ostacolare il suo giovanile entusiasmo verso il calcio: ma alla fine non poterono far nulla contro la "volontà di ferro" che già si manifestava in Sergey, che si iscrisse all'istituto scolastico/calcistico della sua città natale, Mogilev, all'epoca facente parte dell'Unione Sovietica, oggi importante centro della Bielorussia a circa 150 chilometri dalla capitale Minsk.
Il giovanissimo Gorlukovic si dimostrò quasi subito un calciatore interessante, ma si fece conoscere soprattutto per le difficoltà che trovavano i suoi insegnanti a comandarlo: è stato egli stesso a confermare questo suo forte carattere, dichiarando in una recente intervista ad un settimanale russo: "All'epoca ero già conosciuto, ero una giovane grande promessa e non volevo più giocare in serie così inferiori!". Sergey voleva assolutamente diventare un grande calciatore e nulla avrebbe dovuto interferire con le sue ambizioni: la scuola calcio di Mogilev divenne presto un palcoscenico troppo piccolo per lui. Nel 1981 Sergey decise di trasferirsi a Gomel, seconda città della Bielorussia, non distante dal confine ucraino, dove continuò gli studi ed iniziò a giocare in una squadra "ufficiale". Con i nuovi compagni del Gomsel'ma fece il suo esordio nella terza divisione russa, destando da subito ottime impressioni e conquistando la fiducia dei tifosi e grandi lodi da parte del tecnico, Nikolai Kiselev, giocatore della nazionale sovietica negli Anni Settanta. Il suo primo allenatore, ai tempi di Mogilev, fu Ivan Antonovic Turkov, che ebbe senza dubbio i meriti maggiori nella carriera di Sergey: fu Turkov ad insegnargli le tecniche di base, i metodi di allenamento ed i sistemi per l'apprendimento calcistico. Fu invece il tecnico Kiselev ad introdurre Sergey nel mondo del calcio professionistico: nel 1984 Sergey giocò un campionato davvero eccezionale, agendo da centrale difensivo, ma dimostrando anche grandi doti in fase di spinta (realizzò ben sedici reti!). Fu questo il campionato che trasformò in realtà il grande sogno del giovane Sergey di diventare un calciatore professionista. Nel periodo a Gomel Sergey concluse gli studi superiori, si sposò ed ebbe una figlia. A questo punto era giunto il momento per il "grande salto" nella massima serie sovietica e non poteva certo non iniziare che nella gloriosa formazione bielorussa della Dinamo Minsk, nella "sua" capitale. Era il 1985 e nella prima stagione Sergey disputò 17 incontri in prima divisione; ma il rapporto con l'allenatore si fece subito difficile e Sergey decise che ormai era tempo di lasciare la natia Bielorussia e di far rotta verso la "grande capitale" Mosca, anche se ciò poteva significare di dover ripartire dalla seconda divisione. Approdò infatti alla Lokomotiv Moskva (all'epoca formazione di seconda serie), guidata in panchina da un giovane e moderno tecnico, Yuri Semin, con il quale nacque da subito un rapporto davvero speciale. Semin capì al volo le enormi potenzialità di Sergey e ne fece un pilastro della squadra: nel 1987 (al secondo anno a Mosca) disputò 40 gare su 42 e portò la Lokomotiv alla conquista della promozione in massima serie, grazie al secondo posto finale alle spalle del Chernomorets Odessa. Questo campionato fantastico (Sergey aveva già 26 anni) lo portò agli onori della cronaca nazionale ed anche alla grande gioia della convocazione per la selezione olimpica sovietica (guidata da Anatoli Byshovets), che avrebbe partecipato alle Olimpiadi del 1988 a Seoul. In Corea Sergey disputò tutte le gare della sua nazionale: 0 a 0 contro i padroni di casa, 2 a 1 all'Argentina, 4 a 2 nella "supersfida" contro gli USA, secco 3 a 0 all'Australia nei quarti di finale, bellissimo e combattutissimo 3 a 2 nella semifinale con l'Italia e trionafale 2 a 1 al Brasile in finale. La fantastica affermazione aprì a Sergey, che aveva disputato un'Olimpiade strepitosa, le porte della nazionale maggiore, allenata dal grandissimo Valeri Lobanovskiy. Meno di tre mesi dopo la sfida col Brasile, Sergey fece il suo esordio (era il 19 Ottobre 1988), entrando nella ripresa della gara di qualificazione ai Mondiali di Italia90 contro l'Austria dell'allora fortissimo Toni Polster.
Nella seconda gara con la nazionale Sergey trovò adirittura la via della rete: nella gara contro la Siria andarono a segno Sergey e Anatoli Demyanenko, suo compagno nella difesa centrale. Da quel giorno, per otto anni (con una lunga parentesi ad inizio Anni Novanta), difese i colori della propria nazione, prima con la maglia dell'Unione Sovietica, quindi con quella della Russia, per cui scelse di giocare dopo lo scioglimento dell'URSS, sebbene fosse nato in Bielorussia. Dopo l'impresa olimpica, Sergey venne richiesto dalla Kyiv Dynamo del generale Lobanovskiy: ma Sergey, per tener fede all'amicizia col tecnico Semin e per ricambiare l'affetto dei tifosi della Lokomotiv che lo volevano in squadra per il primo anno di massima divisione, decise di rifiutare l'importante offerta.
Restò un anno, conquistando un dignitoso piazzamento in classifica con la Lokomotiv: era il Giugno del 1989 ed il mondo stava cambiando. Si aprirono le frontiere dell'Unione Sovietica e Sergey capì quanto poteva essere importante, sia economicamente, sia a livello di affermazione personale, riuscire ad approdare in una grande squadra europea. La fama conquistata grazie all'affermazione olimpica gli regalò alcune importanti opportunità e Sergey scelse di andare in Germania, accasandosi al Borussia Dortmund, squadra di grande prestigio, con una tifoseria eccezionale per attaccamento ed entusiasmo. Sergey giocò nel mitico e caldissimo "Westfalenstadion" per ben tre stagioni, onorando interamente il suo contratto. All'inizio incontrò svariati problemi di inserimento e trovò sulla sua strada l'amatissimo difensore scozzese Murdo MacLeod, che formava con Thomas Helmer una coppia centrale davvero forte. L'anno successivo, tornato in Scozia MacLeod, Sergey conquistò la maglia da titolare e disputò ben 27 gare e di una di esse fu l'assoluto protagonista: contro il Kaiserslautern (il 9 Marzo 1991 al "Fritz Walter Stadion") segnò una fantastica rete (l'unica con la maglia del Dortmund), che diede il vantaggio ai suoi, quindi giocò una partita tutta grinta e cuore (come peraltro era solito fare), propiziando anche la rete del 2 a 0; ma al 63' venne espulso per doppia ammonizione ed il Borussia venne rimontato sino al 2 a 2 finale. A proposito di espulsioni, dobbiamo sottolineare come Sergey non sarà certo ricordato come un "tenero" difensore: basti ricordare che nel 1989, al primo anno di serie maggiore sovietica con la Lokomotiv, si beccò ben sette cartellini rossi! Nei sei anni in Germania Sergey "si calmò": venne espulso solo due volte e collezionò 18 cartellini gialli. Alla fine della stagione 1990/91 il Dortmund si piazzò al secondo posto e per Sergey fu davvero un'ottimo risultato: l'anno successivo però pagò a caro prezzo la regola che voleva in Bundesliga solo due stranieri in campo per squadra: il Borussia decise di acquistare il talentuoso svizzero Stéphane Chapuisat, per affiancarlo in attacco al danese Flemming Povlsen, amatissimo dal pubblico. Al primo anno "Chapi" disputò un campionato eccezionale (20 reti in 37 partite) e Sergey trovò così pochissimo spazio: disputò solo 7 gare intere ed a fine stagione decise di lasciare i gialloneri, accettando la proposta dell'Uerdingen, all'epoca una delle due società in mano alla Bayer (l'altra è tuttora il Leverkusen).
In quel periodo in nazionale le cose non andarono bene: Sergey aveva disputato da titolare i Mondiali del 1990 in Italia (maglia numero 20), sfornando anche un assist vincente (per Igor Dobrovol'skiy al 63' della sfida col Camerun); l'URSS venne eliminata e Sergey si lasciò andare a dichiarazioni piuttosto pesanti sul tecnico e sui compagni, che ne provocarono un allontanamento dalla selezione nazionale che durò per ben due anni e mezzo!
Quando ritornò fu nuovamente il titolare indiscusso della difesa e traghettò la Russia alla qualificazione per i Mondiali del 1994 negli Stati Uniti d'America (maglia numero 3). Anche in questa competizione iridata, terminata al primo turno come in Italia, Sergey giocò sin troppo "da duro", finendo per beccarsi l'ennesimo cartellino rosso (per doppia ammonizione), nella seconda gara, contro la Svezia. In questo caso il "cattivo comportamento" gli valse un record: infatti la prima delle due ammonizioni è ad oggi la più "veloce" nella storia dei mondiali.
L'esperienza al Bayer Uerdingen durò tre stagioni, anche qui con alterne vicende. Nella prima stagione (1992/93) arrivò una cocente retrocessione, cui seguì un pronto ritorno in Bundesliga: in 2.Liga l'esperienza e la combattività di Sergey furono determinanti e le sue 30 presenze e 3 reti contribuirono moltissimo alla promozione. Terminata l'euforia per l'ottimo risultato, il Bayer si concentrò sulla Bundesliga 1994/95, e riuscì ad ottenere una sofferta quanto importante salvezza (l'ultima nella storia dell'Uerdingen).
Nell'Estate del 1995, a 34 anni, Sergey decise di far ritorno in patria, accettando l'allettante offerta di una formazione emergente, lo Spartak Alaniya Vladikavkaz: le cose andarono da subito nel verso sbagliato e Sergey giocò la miseria di 5 gare con la nuova casacca. A quel punto chiese di essere ceduto ed arrivarono subito diverse offerte: la spuntò il blasonatissimo ed allora fortissimo Spartak Moskva, con cui Sergey firmò un contratto triennale. Furono anni di grandi successi per lui: ebbe modo di conquistare tre scudetti in tre stagioni, la Coppa di Russia e di togliersi numerose soddisfazioni, tra cui quella di partecipare, per la prima volta nella sua carriera, alla Champions League (ricordiamo una sua gara a San Siro contro l'Internazionale). Fece parte per l'ultima volta della selezione nazionale, partecipando agli Europei del 1996 in Inghilterra: venne aggregato alla squadra col ruolo di "vecchio zio" per i giovani calciatori emergenti. Nella gara decisiva contro la Repubblica Ceca (finì 3 a 3 e la Russia venne eliminata) Sergey, che non aveva giocato le prime due gare, venne schierato titolare al centro della difesa dal tecnico Oleg Romantsev, che voleva regalargli l'ultima ed intera presenza con la maglia della nazionale su un palcoscenico di primo livello: era il 19 Giugno 1996. Alla fine del campionato russo 1998 terminò il suo contratto con lo Spartak e tutto lasciava presagire che il 38enne Sergey lasciasse il calcio. Tuttavia, sentendosi ancora fisicamente integro, Sergey decise di cercare una nuova sistemazione; il suo carattere di ferro non lo fece desistere dall'intento, anche se dovette accettare di scendere ben due volte di categoria: passò prima alla Torpedo ZIL Moskva (in seconda divisione), quindi alla Ckaloveq-Olympiya Novosibirsk (in terza divisione). A fine 2000, a quasi 40 anni, dopo un anno in terza divisione, tutti pensavano ad un suo ritiro: niente per sogno! Arrivò l'offerta della Lokomotiv Nizhniy-Novgorod, che voleva Sergey nuovamente in seconda divisione: ed egli, ovviamente, accettò! Disputò ancora un campionato fantastico, al termine del quale prese una nuova, incredibile, decisione: andare a giocare l'ultimo campionato della sua carriera, a 42 anni, nella prima divisione armena, nelle fila del Mika Erevan, di cui divenne anche l'allenatore, iniziando così un nuovo capitolo della sua vita calcistica. Attualmente rientra nei quadri tecnici dell'FC Saturn, compagine moscovita di prima divisione.
Riassunto delle sue presenze In campionati di prima serie: 251 partite e
11 reti. Nelle coppe europee: 13 partite ed una rete. In campionati di seconda e terza serie: 291 partite e 38 reti. In nazionale (Unione Sovietica e Russia): 38 partite ed una rete. Titoli conquistati Campione Olimpico 1988. Campione di Russia nel 1996, nel 1997 e nel 1998. Vice Campione di Germania nel 1992. Vincitore della Coppa di Russia nel 1998. Finalista della Coppa di Russia nel 1996.
Ø Aleksandr Borodyuk |